Assistente sessuale per persone disabili: fermo in Senato il Disegno di Legge

Ancora oggi parlare di sessualità e disabilità in Italia rappresenta un tabù. Come se le persone disabili non avessero diritto ad esplorare e conoscere l’intimità con se stessi e con gli altri. Eppure, in molti paesi d’ Europa – Germania, Paesi Bassi, Svizzera, Gran Bretagna, Finlandia, Svezia e Norvegia – l’assistente sessuale per persone disabili è una figura professionale riconosciuta già a partire dagli anni ‘80.

Il love giver o assistente sessuale, è un operatore professionale che supporta le persone diversamente abili a sperimentare l’erotismo e la sessualità. “Formata da un punto di vista teorico e psico-corporeo sui temi della sessualità, questa figura aiuta le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale”, ci spiega Max Ulivieri, ideatore del progetto “Lovegiver” per l’assistenza sessuale per persone disabili in Italia e autore del libroLoveAbility – L’assistenza sessuale per le persone con disabilità”  pubblicato dalla casa editrice Erickson.

L’assistente sessuale – aggiunge Ulivieri - in base alla propria formazione, sensibilità e disponibilità può contribuire a far riscoprire tre dimensioni dell’educazione sessuale: quella ludica che permette di conoscere il proprio corpo, quella relazionale che permette di scoprire il corpo degli altri e quella etica che permette di comprendere il valore della corporeità.

Purtroppo, però, in Italia la figura dell’assistente sessuale per persone disabili non è stata ancora riconosciuta. Grazie a Ulivieri e all’azione di sensibilizzazione che ha portando avanti nel nostro Paese, nel 2014 è approdato in Senato un disegno di legge per l’istituzione del love giver che ha come primi firmatari Sergio Lo Giudice e Monica Cirinnà, ma al momento il testo è fermo presso la Commissione Igiene e Sanità.

Le battaglie per far riconoscere uguali diritti a tutti i cittadini non sono mai semplici e, trattandosi di persone con disabilità, ci sono molti più stereotipi e barriere da abbattere. Tuttavia, una prima pietra è stata posata e ci auguriamo che l’Italia possa essere, in poco tempo, al passo con i Paesi più democratici e all’avanguardia d’Europa.

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